Turismo delle radici: dalla Route 66 al ritorno in Friuli Venezia Giulia

Il viaggio nel centenario della Mother Road può diventare un invito a riscoprire borghi, famiglie, paesaggi e memorie del Friuli.

Ci sono viaggi che portano lontano. E poi ci sono viaggi che, anche attraversando un continente, finiscono per indicare la strada del ritorno. Il turismo delle radici nasce proprio da questa idea: non viaggiare soltanto per vedere un luogo, ma per riconoscersi in una storia, in un cognome, in un paese, in una lingua o in una memoria familiare tramandata da chi è partito.

Per il Friuli Venezia Giulia, questo tema ha un valore particolare. La regione ha conosciuto profondamente l’esperienza dell’emigrazione e conserva ancora oggi una rete di legami, comunità e racconti diffusi nel mondo. Proprio per questo, parlare di turismo delle radici non significa guardare al passato con nostalgia, ma immaginare una nuova forma di promozione territoriale: più umana, più culturale, più legata alle storie delle persone.


Palmanova vista dall’alto: il Friuli Venezia Giulia come territorio da riscoprire anche attraverso il turismo delle radici.

Secondo il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il turismo delle radici riguarda un bacino potenziale stimato in quasi 80 milioni di persone di origine italiana nel mondo. I dati più recenti indicano che nel 2024 i viaggiatori legati a questo segmento sono stati 6,6 milioni, con una previsione di 7,4 milioni nel 2026. Sempre nel 2024, il flusso economico in entrata generato dal turismo delle radici è stato pari a circa 5 miliardi di euro.

Questi numeri raccontano un fenomeno tutt’altro che marginale. Chi viaggia per ritrovare le proprie origini non cerca soltanto una destinazione, ma un’esperienza di riconnessione. Vuole entrare in contatto con luoghi autentici, archivi familiari, tradizioni locali, paesaggi, cucine, racconti, memorie e comunità. È un turismo lento, profondo, spesso intergenerazionale, che può portare valore anche ai territori meno conosciuti e ai piccoli centri.

In questo scenario, la Route 66 può diventare un alleato narrativo sorprendente per il Friuli Venezia Giulia. La Mother Road è una delle strade più famose al mondo e nel 2026 celebrerà il proprio centenario. È un simbolo universale di viaggio, movimento, identità e memoria. Attraversarla raccontando anche il Friuli significa usare un immaginario internazionale fortissimo per riportare l’attenzione su una regione che, storicamente, ha mandato nel mondo generazioni di uomini e donne.


Il paesaggio montano del Tarvisiano: uno dei volti del Friuli Venezia Giulia da raccontare a chi cerca le proprie origini.

Il collegamento è naturale: la Route 66 parla di strade, comunità, piccoli centri, memoria e attraversamenti; il Friuli Venezia Giulia parla di partenze, ritorni, borghi, confini, lingue, famiglie e appartenenza. Un viaggio sulla Mother Road può quindi trasformarsi in un ponte comunicativo tra due mondi: l’America dell’immaginario e il Friuli delle radici.

PromoTurismoFVG sta già comunicando iniziative legate a Radici Festival 2026, con eventi dedicati a storia, cultura locale, feste tradizionali, laboratori, convegni e memoria del territorio. Questo dimostra che il tema delle radici non è astratto, ma è già parte di una narrazione turistica e culturale attuale, capace di unire comunità, patrimonio e promozione.

Il progetto sulla Route 66 può inserirsi in questa prospettiva senza forzature. Ogni contenuto prodotto durante il viaggio può diventare un invito indiretto a scoprire il Friuli Venezia Giulia: un articolo su un vecchio motel può parlare dei borghi; una tappa in una città americana può richiamare le comunità friulane all’estero; una storia di emigrazione può rimandare ai paesi d’origine; una riflessione sul viaggio può trasformarsi in racconto sul ritorno.

In questo modo, l’America non diventa il punto di arrivo del racconto, ma il luogo da cui riaccendere lo sguardo sul Friuli. La Route 66 diventa una strada verso l’Ovest, ma anche un’occasione per invitare chi ha radici italiane e friulane a guardare nuovamente verso l’Est, verso l’Europa, verso quei luoghi da cui partirono nonni, bisnonni, famiglie e storie.

Il turismo delle radici non vende semplicemente un viaggio. Offre una possibilità di riconoscimento. E il Friuli Venezia Giulia, con la sua storia migratoria, le sue comunità nel mondo, i suoi paesaggi e la sua identità culturale, possiede tutti gli elementi per diventare una destinazione forte dentro questa nuova forma di viaggio.

Perché chi cerca le proprie radici non cerca soltanto una meta.
Cerca una storia che, a un certo punto, gli dica: da qualche parte, anche tu vieni da qui.

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