ROUTE 66 • -1 GIORNO

Domani si parte. E adesso la mappa può anche smettere di parlare

Per mesi abbiamo guardato una linea attraversare gli Stati Uniti da destra verso sinistra sullo schermo di un computer, spostando date, aggiungendo indirizzi, cancellando tappe, cambiando hotel, calcolando miglia e convincendoci che tutto fosse sotto controllo.

Domani scopriremo se avevamo ragione.

Probabilmente no, ed è magnifico così.

Perché dopo mesi di preparazione, decine di articoli, centinaia di mail e un numero imprecisato di modifiche all’itinerario, è finalmente arrivato quel momento in cui un progetto deve smettere di essere perfetto sulla carta e cominciare a essere vero sulla strada.

Il 19 ottobre 2026 partiremo dall’Italia diretti a Chicago.

È una frase semplicissima, quasi banale, eppure dentro quelle poche parole c’è tutto il lavoro che ci ha portati fin qui. C’è la Route 66 che quest’anno celebra il suo centenario, ci sono gli Stati Uniti nell’anno dei 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza, c’è un viaggio nato in Friuli Venezia Giulia e costruito con l’idea di attraversare l’America senza limitarsi a guardarla dal finestrino.

Ci sono soprattutto più di trenta giorni davanti a noi.

Chicago sarà la prima pagina, ma non ancora la Route 66. Avremo qualche giorno per prendere il ritmo, adattarci al fuso orario e capire quanto velocemente quattro persone riescano a trasformare una camera d’hotel ordinata in una filiale temporanea di Motorsand4x4. Poi arriverà il 22 ottobre e, finalmente, il viaggio inizierà a muoversi verso ovest.

Da quel momento passeremo dall’Illinois al Missouri, attraverseremo il Mississippi, saliremo verso Hannibal, Jamesport e Marceline, torneremo sulla Mother Road, entreremo in Oklahoma e Texas, raggiungeremo il Midpoint, attraverseremo New Mexico e Arizona e arriveremo in California dopo avere visto il paesaggio cambiare così tante volte da rendere difficile ricordare quello del giorno precedente.

Poi Las Vegas e il SEMA Show.

Poi ancora San Diego e Los Angeles prima del viaggio verso casa.

Sulla carta sappiamo già quasi tutto.

Sappiamo dove dovremmo dormire, quanti chilometri dovremmo percorrere e quali strade dovremmo seguire.

Ma non sappiamo quali saranno i posti che ricorderemo davvero.

Non sappiamo quale sarà il tramonto migliore, quale deviazione ci farà perdere tempo e guadagnare una storia, quale luogo ci sorprenderà più delle grandi attrazioni che aspettiamo da mesi. Non sappiamo quante volte dovremo cambiare programma, quante volte arriveremo tardi e quante volte ci fermeremo semplicemente perché davanti a noi ci sarà qualcosa che nessun foglio Excel avrebbe potuto prevedere.

Ed è precisamente il motivo per cui si parte.

La Route 66 non è diventata leggenda perché permetteva di andare velocemente da Chicago alla California. Per quello, a un certo punto, sono arrivate le Interstate.

È diventata leggenda perché lungo quella strada l’America ha imparato a muoversi, fermarsi, partire, fallire, ricominciare e raccontarsi.

Domani proveremo a seguirne le tracce.

Con quattro persone, troppe valigie, molte fotocamere, parecchi chilometri davanti e la ragionevole certezza che qualcosa verrà dimenticato a casa.

Stasera possiamo ancora chiamarlo progetto.

Da domani sarà viaggio.

Route 66, arriviamo.

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