Cinquanta giorni alla partenza: adesso la Route 66 comincia a essere pericolosamente vicina
Cinquanta giorni sono una distanza strana. Sono abbastanza da convincerti che ci sia ancora tempo per sistemare tutto, ma abbastanza pochi da scoprire che la frase “lo facciamo più avanti” ha improvvisamente smesso di essere una strategia accettabile. Soprattutto quando ciò che ti aspetta non è un weekend fuori porta, ma un viaggio che inizierà a Chicago il 19 ottobre e terminerà soltanto il 21 novembre, dopo avere attraversato una buona fetta degli Stati Uniti e avere aggiunto alla Route 66 due appendici decisamente poco tranquille come il SEMA Show di Las Vegas e la Baja California.
Quando abbiamo cominciato a lavorare a questo progetto, la Route 66 era soprattutto una linea sulla mappa. Una linea molto lunga, va detto, che attraversa otto Stati e che nel 2026 ha il cattivo gusto di compiere cent’anni proprio mentre noi abbiamo deciso di percorrerla. Oggi quella linea ha cominciato ad avere indirizzi, orari, nomi di hotel, parcheggi, musei, deviazioni e una quantità crescente di dettagli che rendono evidente una cosa: ormai non stiamo più immaginando il viaggio, stiamo preparando la partenza.
Chicago sarà il punto in cui tutto diventerà reale, ma avremo appena il tempo di prendere confidenza con la città prima di mettere il muso dell’auto verso ovest. Da quel momento inizierà quella trasformazione geografica che rende la Mother Road diversa da qualsiasi altro viaggio americano: l’Illinois urbano e agricolo, il Mississippi, il Missouri, le pianure dell’Oklahoma, il Texas sempre più aperto, i colori del New Mexico, l’Arizona e infine la California.
Naturalmente, se pensate che seguiremo diligentemente una linea da Chicago al Pacifico senza mai deviare, evidentemente non ci conoscete abbastanza. Ci saranno Hannibal, Jamesport e la sua comunità Amish, Marceline e l’universo di Walt Disney, il Palo Duro Canyon, la Petrified Forest, Meteor Crater, Oatman, la Hoover Dam e naturalmente Las Vegas, dove entreremo per qualche ora in quel gigantesco catalogo di tutto ciò che può essere modificato, rialzato, sovralimentato o semplicemente reso più rumoroso che risponde al nome di SEMA Show.
Sulla carta è tutto perfettamente ordinato.
Il che, conoscendo i viaggi veri, significa che almeno una parte non andrà esattamente come previsto.
Ed è probabilmente la cosa migliore che possa capitarci.
Perché la Route 66 non è mai stata una strada per chi vuole semplicemente arrivare in fondo nel minor tempo possibile. È una strada che vive nelle deviazioni, nelle insegne che ti costringono a frenare, nei paesi che sembrano troppo piccoli per meritare una sosta e che magari diventano quelli che ricorderai di più.
Mancano cinquanta giorni.
La mappa è ancora appesa al muro.
Ma ormai sembra quasi guardarci con aria di sfida.




