Un mese alla partenza: questa è la Route 66 che percorreremo davvero
A un mese dalla partenza succede una cosa interessante: la cartina degli Stati Uniti smette improvvisamente di sembrare una cartina e comincia ad assomigliare a un problema logistico di dimensioni continentali.
Fino a qualche tempo fa dicevamo semplicemente “da Chicago alla California”. Era elegante, comprensibile e soprattutto evitava di spiegare cosa significhi davvero infilare dentro quella frase più di trenta giorni di viaggio, otto Stati della Route 66, grandi città, paesi minuscoli, deserti, musei, deviazioni, il SEMA Show e, perché evidentemente la tranquillità ci annoiava, anche la Baja California.
Il viaggio comincerà il 19 ottobre a Chicago, dove resteremo tre giorni prima di mettere finalmente le ruote sulla Mother Road. Il primo vero trasferimento verso ovest sarà già una dichiarazione d’intenti: Joliet, Dwight, Pontiac, Springfield e Staunton prima dell’arrivo a St. Louis. È il tratto in cui la Route 66 mostra ancora la sua faccia più classica, quella fatta di vecchie stazioni di servizio, musei, insegne e piccole città che sembrano avere deciso collettivamente che il 1985, anno della dismissione ufficiale della Route, fosse soltanto un’opinione.
Dal Mississippi inizierà poi uno dei capitoli più insoliti del nostro itinerario. Da St. Louis saliremo verso Hannibal, la città di Mark Twain, quindi Jamesport e il Missouri rurale, prima di raggiungere Marceline, dove Walt Disney trascorse alcuni degli anni più importanti della sua infanzia. Non è Route 66 in senso stretto, ed è precisamente per questo che ci interessa: un viaggio giornalistico non dovrebbe limitarsi a collegare puntini già stampati su una guida.
Dopo Springfield arriveranno Tulsa e Oklahoma City, poi la strada tornerà a distendersi verso ovest attraverso Clinton, Erick e Shamrock. In Texas ci aspettano Amarillo, Cadillac Ranch e Palo Duro Canyon, prima del Midpoint di Adrian, quel luogo in cui Chicago e Los Angeles smettono per un momento di essere partenza e destinazione e diventano semplicemente due città alla stessa distanza.
Il New Mexico cambierà colori e atmosfera, passando da Tucumcari ad Albuquerque, mentre l’Arizona ci porterà dentro alcuni dei paesaggi più spettacolari dell’intero viaggio: Gallup, Painted Desert, Petrified Forest, Meteor Crater, Flagstaff, Williams, Seligman, Kingman e Oatman. È la parte della Route 66 in cui la realtà comincia pericolosamente ad assomigliare ai film, con la differenza che non ci sarà nessuno a gridare “stop” se sbagliamo strada.
A novembre entreremo poi a Las Vegas, con una tappa dedicata al SEMA Show, prima di rientrare in California e proseguire verso il secondo grande capitolo del viaggio. Scritto tutto insieme sembra molto.
Guardando la mappa sembra ancora di più.
Ed è esattamente il motivo per cui non vediamo l’ora di partire.
Manca un mese.
Da questo momento, ogni volta che apriamo l’itinerario, non stiamo più guardando quello che faremo “un giorno”.
Stiamo guardando quello che faremo tra poche settimane.




