Dal lago Michigan alla California, la Mother Road parte da una città che conosce bene il significato della migrazione.
Ogni grande viaggio ha bisogno di un punto di partenza. Per la Route 66, quel punto è Chicago.

Nel 1926, quando la strada venne inserita nel primo sistema federale delle highways americane, la Route 66 collegava Chicago a Los Angeles attraversando il cuore degli Stati Uniti. Non era soltanto un tracciato stradale: era una promessa di movimento, lavoro e possibilità. Nel tempo sarebbe diventata una delle arterie più importanti per unire l’Est e l’Ovest americano.
Nel 2026, in occasione del centenario della Mother Road, Chicago rafforza il proprio ruolo simbolico anche attraverso il nuovo punto di partenza cerimoniale al Navy Pier. L’immagine è potente: un viaggio “pier-to-pier”, dal lago Michigan al molo di Santa Monica, dalle acque interne di Chicago all’Oceano Pacifico.

Ma Chicago non è solo la città da cui parte la Route 66. È anche una città costruita da migrazioni, lavoro e comunità. Tra queste, la presenza italiana ha avuto un ruolo importante. Secondo l’Encyclopedia of Chicago, la popolazione italiana nata all’estero passò da 16.008 persone nel 1900 a un picco di 73.960 nel 1930, dentro un processo di insediamento che trasformò quartieri, mestieri e reti sociali della città.
Questo dato rende Chicago un luogo ideale per raccontare il legame tra Friuli Venezia Giulia, emigrazione e America. Molte storie di partenza non arrivavano direttamente alla California del sogno cinematografico. Passavano prima da città industriali, quartieri popolari, fabbriche, cantieri, officine, comunità di mutuo aiuto, associazioni, chiese e famiglie capaci di ricostruire un senso di casa in un mondo nuovo.
Il Friuli Venezia Giulia conosce profondamente questa storia. Tra il 1946 e il 1970 dal territorio regionale espatriarono 363.854 persone, con una media di 14.554 partenze all’anno. Le destinazioni transoceaniche del secondo dopoguerra comprendevano anche Stati Uniti, Canada, Australia, Venezuela, Argentina e Brasile.
Chicago diventa quindi molto più di una tappa geografica. Diventa una porta narrativa. Da un lato c’è la città americana che inaugura il grande viaggio verso Ovest; dall’altro c’è la memoria di chi dall’Europa partiva verso gli Stati Uniti per cercare lavoro, futuro e dignità.
Nel racconto del centenario della Route 66, partire da Chicago significa partire da una città che porta già dentro di sé il tema della migrazione. È un luogo dove il viaggio non comincia con il motore acceso, ma molto prima: nelle navi arrivate dall’Atlantico, nei treni diretti verso l’interno, nelle lettere inviate a casa, nei cognomi conservati e trasformati, nei mestieri imparati e tramandati.
Perché ogni strada comincia da un luogo.
Ma ogni viaggio comincia da una storia.




