Dal Friuli alla “Merica”: la Route 66 come strada della memoria

Nel centenario della Mother Road, un viaggio può diventare racconto culturale delle radici friulane nel mondo.

C’è una parola che in Friuli Venezia Giulia non ha mai avuto bisogno di troppe spiegazioni: partire.

Per generazioni ha significato lasciare un paese, una casa, una famiglia, e cercare altrove lavoro, futuro, dignità. Molti la chiamavano semplicemente “Merica”: non solo un luogo geografico, ma una promessa, una possibilità, una nuova vita da costruire.

Una famiglia italiana nella sala bagagli di Ellis Island: la valigia come simbolo di partenza, memoria e futuro.
Una famiglia italiana nella sala bagagli di Ellis Island: la valigia come simbolo di partenza, memoria e futuro.

La storia dell’emigrazione friulana è una delle grandi colonne della memoria regionale. Secondo i dati ricordati dalla Regione Friuli Venezia Giulia, tra il 1946 e il 1970 espatriarono dal Friuli Venezia Giulia 363.854 persone, con una media di 14.554 partenze all’anno. Numeri che raccontano quanto l’emigrazione non sia stata un episodio marginale, ma una parte profonda dell’identità sociale, economica e familiare della regione.

Negli Stati Uniti, la presenza italiana resta ancora oggi significativa: secondo l’U.S. Census Bureau, nel 2022 circa 16 milioni di persone, pari al 4,8% della popolazione statunitense, dichiaravano ascendenza italiana. Dietro questi numeri ci sono storie familiari, cognomi, tradizioni, comunità, memorie portate oltre oceano e trasmesse di generazione in generazione.

Nel 2026, la Route 66 celebrerà i suoi 100 anni. Nata ufficialmente nel 1926, la Mother Road è diventata una delle strade più iconiche al mondo: circa 2.400 miglia da Chicago a Santa Monica, attraversando due terzi del continente americano. Non è soltanto un itinerario turistico, ma un simbolo di movimento, migrazione, lavoro, speranza e trasformazione.

Il legame con il Friuli Venezia Giulia nasce proprio qui. La Route 66 racconta l’America che si muove alla ricerca di futuro; il Friuli racconta una terra che, per decenni, ha conosciuto la partenza come destino, necessità e coraggio. Da una parte le automobili cariche lungo l’asfalto americano, dall’altra le valigie dei friulani diretti oltre oceano. Cambiano i mezzi, ma resta lo stesso impulso umano: cercare una vita migliore senza dimenticare da dove si viene.

Passeggeri di terza classe che si godono la vita a bordo di una nave da crociera.
Passeggeri di terza classe che si godono la vita a bordo di una nave da crociera.

Raccontare il Friuli Venezia Giulia lungo la Route 66, nel suo centenario, significa quindi inserire la regione dentro una narrazione internazionale già riconosciuta e fortemente evocativa. Significa parlare di emigrazione, identità, comunità nel mondo, memoria familiare, lavoro e radici. Significa trasformare un viaggio in un ponte culturale tra una regione europea di confine e una delle strade più famose della storia americana.

Il Friuli Venezia Giulia non deve inventarsi un legame con il viaggio: lo possiede già nella propria storia. È una terra di partenze e ritorni, di confini e incontri, di comunità capaci di restare unite anche a migliaia di chilometri di distanza.

Nel centenario della Route 66, portare questa memoria sulla Mother Road vuol dire raccontare una regione piccola sulla mappa, ma grande nella storia di chi è partito, di chi ha costruito futuro altrove e di chi continua a sentirsi friulano nel mondo.

Perché prima della California, per molti, c’era un paese.
Prima del sogno americano, c’era una valigia.
E prima della Route 66, per tanti friulani, c’era una parola detta piano, con paura e speranza insieme: Merica.

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