La Route 66 come occasione per raccontare il Friuli Venezia Giulia ai discendenti degli italiani nel mondo.
Ci sono viaggi che portano lontano. E poi ci sono viaggi che, anche attraversando un continente, finiscono per riportare alle origini.

Nel racconto contemporaneo dell’emigrazione italiana, una parola sta assumendo un valore sempre più importante: radici. Non indica soltanto il passato, ma una forma nuova di turismo, cultura e relazione con i territori d’origine. È il viaggio di chi torna nel paese dei nonni, cerca un cognome negli archivi, riconosce una lingua familiare, assaggia un piatto di casa mai davvero dimenticato.
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale descrive il turismo delle radici come un’offerta che unisce servizi turistici, cultura d’origine, storia familiare e riscoperta dei luoghi degli antenati. Il bacino potenziale è stimato in quasi 80 milioni di persone di origine italiana nel mondo.
I numeri sono significativi. Secondo i dati del Ministero, nel 2024 i viaggiatori legati al turismo delle radici in Italia sono stati 6,6 milioni, con una previsione di 7,4 milioni nel 2026. Sempre nel 2024, l’impatto economico generato da questo segmento turistico è stato stimato in circa 5 miliardi di euro.
Questi dati aprono una prospettiva molto interessante per il Friuli Venezia Giulia. La Regione ha una storia migratoria profonda, documentata e riconosciuta. Tra il 1946 e il 1970, dal Friuli Venezia Giulia espatriarono 363.854 persone. Dal 2002, con la legge regionale sui corregionali all’estero e rimpatriati, la Regione ha confermato una visione in cui i corregionali non sono soltanto destinatari di interventi culturali, ma anche protagonisti della promozione del territorio nei Paesi in cui vivono.

In questo scenario, la Route 66 può diventare uno strumento narrativo sorprendentemente efficace. La Mother Road è una delle strade più riconoscibili al mondo. Attraversa l’immaginario americano da Chicago alla California, ma oggi è anche un itinerario di heritage tourism, memoria locale e valorizzazione delle comunità.
Uno studio sul valore economico e culturale della Route 66, realizzato nell’ambito del Route 66 Corridor Preservation Program del National Park Service, ha stimato un impatto nazionale annuo di 262 milioni di dollari in produzione economica complessiva, 127 milioni di dollari in PIL e 37 milioni di dollari in entrate fiscali pubbliche.
Per il Friuli Venezia Giulia, inserirsi in questo racconto nel 2026 significa parlare a un pubblico potenzialmente sensibile al tema delle origini: appassionati di viaggi americani, italoamericani, comunità friulane all’estero e discendenti degli italiani nel mondo.
Il viaggio sulla Route 66 può quindi diventare una forma di promozione territoriale indiretta ma concreta. Ogni contenuto può collegare la strada americana a un tema friulano: emigrazione, comunità, lingua, borghi, prodotti locali, artigianato, memoria familiare, turismo lento, ritorno alle origini.
Perché chi cerca le proprie origini non cerca soltanto un luogo.
Cerca una voce, un sapore, una storia, una possibilità di riconoscersi.




